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PIEVI e MUSEI

- PIEVE di SANT'AMBROGIO

- FONTE BATTESIMALE

- ORATORIO di SAN GIOVANNI E PAOLO

- MUSEO del rapporto UOMO-AMBIENTE

 

PIEVE di SANT'AMBROGIO

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La Pieve di Bazzano è una delle più antiche del Parmense. La sua fondazione risale al sesto secolo. La giurisdizione di questa chiesa si estendeva anche sulla sponda est del fiume Enza, attuale provincia reggiana. Il primo vago accenno a Sant’ Ambrogio “nella terra di BAGIANO”, risale al 921 e un altro, più dettagliato risale all’11 Giugno del 1005. Quest’ultimo riportava l’ atto di “donazione” del Vescovo Signifredo II, nel quale viene nominato tale “Viencio, Arciprete della Chiesa di Sant’Ambrogio in Bazzano”. Questa Pieve, nel 1230, aveva sotto la sua giurisdizione 7 cappelle. Il periodo di maggior estensione fu nel 1354, essa aveva nel suo territorio: 5 canonicati, 11 chiese, 5 benefici e 4 Ospedali. La Chiesa di Bazzano, nonostante il territorio del paese passasse da un proprietario all’ altro, fu sempre soggetta al Vescovo di Parma, con un eccezione: dal 1828 al 1844. All’inizio di questo periodo, per un decreto Pontificio di Pio VII, la Pieve passò sotto Reggio e le altre sei cappelle rimaste passarono sotto la Parrocchia di Neviano degli Arduini. Con il trattato del 1844 voluto dai Governi di Parma e Modena, la Pieve tornò alla Chiesa di Parma. Con una Bolla del 14 Febbraio 1855, Papa Pio IX, sancì che tutte le Parrocchie sulla destra dell’Enza passassero alla Diocesi di Reggio e quelle sulla sinistra, restarono definitivamente alla Diocesi di Parma. Non si hanno notizie di come fosse strutturata la Chiesa nel corso del Medioevo, ma probabilmente già nel corso del XII° secolo, aveva assunto la struttura a tre navate con tradizionale orientamento est – ovest, ristrutturato poi nella forma attuale fra il XVI e il XVII secolo. La Pieve fu poi restaurata una prima volta all’inizio del 1900 e una seconda pochi anni fa, dal 2001 al 2003. Quest’ultimo restauro ha voluto risolvere quei gravi problemi statici che ne minavano la solidità strutturale. La Chiesa di Sant’ Ambrogio contiene all’interno un Fonte Battesimale molto antico, risalente al VII secolo, caratterizzato da bassorilievi bizantineggianti.

IL FONTE BATTESIMALE

Fonte battesimale

Il prezioso Fonte, di forma ottagonale all’esterno e tronco conica all’interno, fu scolpito in un monolite di calcare molto compatto e di colore beige dorato, probabilmente proveniente dal territorio circostante. Non si conosce l’ubicazione originale e lo spazio non molto ampio della cappella di sinistra dove ora è collocato, difficilmente si adattava alla funzione dell’oggetto. All’inizio del secolo scorso era situato all’ ingresso centrale della chiesa e veniva utilizzato come acquasantiera.
Le analisi chimiche effettuate prima del restauro hanno evidenziato tracce argillose, che potrebbero avvallare l’ipotesi che fosse stato ritrovato, in epoca non precisata, in un campo del paese, come la tradizione locale ha tramandato.
Sul fondo della cavità interna era stato steso uno strato di cemento, probabilmente per meglio collocare un recipiente mettalico e numerosissime erano le gocciolature annerite di cera dovute all’uso di candele, sparse su tutta la fascia alla sommità del Fonte. La forma ottagonale implica profondi significati simbolici: l’ottagono geometricamente ricavato dalla fusione del quadrato, simbolo della terra, con il cerchio, simbolo del cielo, rappresenta la totalità dell’universo. Secondo le teorie riportate da Sant’Ambrogio, il numero otto si addice al Battesimo, in quanto nascita alla vera vita cristiana, dato che l’ottavo giorno dell’entrata a Gerusalemme, Cristo resuscitò. Anche le rappresentazioni iconografiche in bassorilievo sono strettamente legate al battesimo. All’interno delle otto edicole, sono scolpite in posizione contrapposta fra loro, La Vergine Annunciata (lato frontale), Giovanni Battista (a destra), Cristo, due colombe che si abbeverano in un’ ampolla, l’ Angelo Annunciante (sul lato nascosto a ridosso del muro) e infine l’Agnus Dei, un diacono e un leone rampante con un cartiglio tra le fauci. Sul lato esterno della vasca sulla sommità è scolpito un fregio a  palmette e ogni lato dell’ottagono è separato da semicolonne sormontate da capitelli a foglia d’ acanto. La figura chiave è l’immagine di San Giovanni Battista a piedi nudi che porta la mano destra al petto e alza il braccio sinistro in gesto di accettazione. Lo si denota dal fatto che i due capitelli che contrassegnano la sua figura sono lavorati uno con scanalature a torciglione e l’altro con scanalature verticali.
La datazione dell’opera risulta assai complessa: l’arcaicita’degli elementi decorativi e le forme rigide della resa anatomica dei soggetti potrebbero collocarla in una cultura in cui si avvertono ancora vive influenze paleocristiane e longobarde. Tuttavia le scelte iconografiche e la tipologia dell’ abbigliamento, spostano l’opera ad un’ epoca meno lontana, collocabile tra il X e l’ XI secolo, di poco anteriore all’influenza della cultura iconografica di Benedetto Antelami.

ORATORIO di SAN GIOVANNI E PAOLO

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Sorge in località Scorcoro. Fino a qualche anno fa chiamato anche Scolchero. Il nome attuale, posto all’inizio dell’ agglomerato di case riprende probabilmente il nome latino “Scurcurum” menzionato per la prima volta in un atto notarile del 31 Luglio 1202. Notizie certe dell’ Oratorio risalgono al 1354 nell’ Estimo Universale: “Ecclesia de Scurcula” di Monsignor Ugolino Rossi. Il nome dell’ Oratorio viene anche mensionato nel “Regesto antico” del 1493. La piccola chiesa è stata edificata nel XVII secolo a ricordo del più vecchio Oratorio che sorgeva nello stesso luogo ma un po’ più in alto. L’ edificio è in pietra spaccata con copertura a capanna e il campanile è a vela e custodisce una campanella datata 1751.

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